Lev Šestov L'eredità
fatale
Etica e ontologia in
Plotino
A cura di Valentina Parisi
Introduzione di Giuseppe Riconda
Da quando il pensiero
contemporaneo ha posto l'esigenza di un problematico oltrepassamento della
metafisica - considerata da Heidegger un paradigma pressoché omogeneo da
Platone a Nietzsche - il pensiero di Plotino è tornato di grande attualità,
inteso proprio in una singolare valenza oltremetafisica, orientato verso un
principio unitario che trascende - eticamente e spiritualmente - l'essere
stesso. "Una lotta grande ed estrema attende le anime", pronte a
risvegliarsi dal torpore e a sprigionare la loro peculiare scintilla,
preannunciava il filosofo, che per primo scorse i limiti del razionalismo
occidentale, fondato sul primato dispotico dell'intelletto. Un'eredità -
quella della filosofia greca - giudicata fatale, responsabile di
un'indebita gerarchia tra le facoltà dell'uomo.
All'inizio del Novecento, Plotino trovò il suo interprete elettivo, per
fedeltà teoretica e acume esegetico, in Lev Šestov, del quale viene ora
presentato in anteprima mondiale il manoscritto che contiene la traccia delle
sue magistrali lezioni parigine.
"Allora, improvvisamente, Plotino fu abbagliato da un pensiero nuovo,
totalmente diverso da quelli che lo avevano preceduto: davvero l'intelletto si
regge così saldamente al trono da lui occupato? E da dove vengono la sua forza,
la sua baldanza? La parola 'improvvisamente' - che fu sempre così invisa
all'intelletto e che egli aveva scacciato fino ad allora con tanto successo -
apparve dotata di una forza incantatrice assolutamente incomprensibile. E
l'intelletto onnipotente si inchinava involontariamente a lei".
Lev Šestov
Lev Šestov (1866-1938), dopo la rivoluzione del 1917, emigrò a Parigi,
dove insegnò e pubblicò alcune delle sue opere principali. Tra queste: La
filosofia della tragedia. Dostoevskij e Nietzsche (trad. ESI 1950); Kierkegard
e la filosofia esistenziale; Sulla bilancia di Giobbe (trad. Adelphi
1991).
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